L’esposizione ai campi elettromagnetici può causare nell’uomo effetti acuti di natura essenzialmente fisica, in pratica effetti termici o elettrici, i quali insorgono a livelli di potenza oltre determinate soglie che dipendono dalla frequenza, ed effetti biologici a breve o lungo termine, che possono insorgere anche molto al di sotto di tali soglie di potenza.

In questa sezione ci occuperemo abbastanza marginalmente degli effetti acuti, in quanto sono immediatamente osservabili e sono già tenuti in conto dalle normative nazionali e internazionali che stabiliscono i livelli massimi.

Considereremo invece nel dettaglio i risultati di alcune ricerche e alcuni dei numerosissimi studi in base ai quali si sono osservate alterazioni biologiche a livello molecolare, cellulare, o sistemico, spesso più difficili da studiare rispetto alle reazioni acute perché ad evoluzione più lenta e in alcuni casi soggettive. Nonostante migliaia di studi evidenzino tali alterazioni, esse non sono minimamente tenute in conto dagli organismi internazionali che si occupano di stabilire i limiti di sicurezza.

La maggioranza degli studi finanziati dall’industria sono rassicuranti in termini di rischio per la salute, e di fatto i conflitti di interesse sembrano avere notevole influenza sui risultati degli studi: se nel caso degli studi indipendenti circa il 70% riscontrano correlazioni tra danni biologici ed esposizione mentre il restante 30% non ne riscontrano, negli studi finanziati da soggetti legati all’industria delle comunicazioni radiomobili queste percentuali si ribaltano quasi perfettamente: solo il 32% di questi studi correla i danni biologici ad esposizione.

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