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Fonte: Associazione Padovana Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog

Esistono oggi forti contrasti sull’atteggiamento da assumere a fronte dei possibili rischi per la salute umana derivanti dall’espansione, per certi versi esplosiva, delle tecnologie che producono CEM a diversa frequenza (ELF, RF, MO). Tali contrasti nascono dalla divergenza, cristallizzatasi nel tempo e condizionata dagli enormi interessi economici in gioco, tra due posizioni di principio che possiamo definire, rispettivamente, “conservativa” e “cautelativa” .
La posizione conservativa, espressa a partire dal 1988-1993 da organizzazioni internazionali quali l’IRPA/INIRC e l’UNEP/OMS/IRPA e sviluppata negli anni seguenti (1996-1999) soprattutto ad opera dell’ICNIRP, dell’OMS e della CE, si basa sul presupposto che non esistano dati scientifici certi, a documentazione di effetti nocivi per la salute umana, che non siano riconducibili all’eccessivo riscaldamento dei tessuti (effetto termico) provocato dai CEM. Inoltre gli unici effetti di origine termica inequivocabilmente accertati sarebbero soltanto quelli a breve termine (effetti acuti) mentre gli effetti a lungo termine (effetti cronici), in particolare quelli genetici e cancerogenetici, non sarebbero sufficientemente confermati dalla letteratura scientifica. Infine gli effetti biologici descritti in letteratura, osservati a livelli di esposizione a CEM inferiori a quelli capaci di produrre un significativo rialzo termico, non sarebbero direttamente ricollegabili con effetti sanitari dannosi per l’uomo. Pertanto, secondo questa posizione, una volta definiti i “limiti di esposizione”, cioè i valori di CEM che tutelano dagli effetti sanitari acuti dovuti ad eccessivo riscaldamento dei tessuti, e dopo aver introdotto a scopo cautelativo alcuni fattori di riduzione dei valori suddetti, non ci sarebbe più bisogno di mettere in discussione tali limiti, ma sarebbe sufficiente garantirne il rispetto. In effetti, da quando nell’88 l’IRPA/INIRC ha definito i limiti di esposizione per le RF e le MO nell’ambito di frequenze tra 100 KHz e 300 GHz, questi limiti sono rimasti immutati, essendo stati confermati dalle successive linee-guida pubblicate dall’ICNIRP nel ’96 e nel ’98.

La posizione cautelativa si è sviluppata, prima ancora degli anni ’80, nell’Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa orientale nei quali l’attenzione per gli effetti sanitari dei CEM si è andata affermando con largo anticipo, e successivamente ha preso piede anche nell’emisfero occidentale dove, p.es. in Italia, Svizzera, Belgio (regioni Vallone), Liechtenstein, Austria (città di Vienna), Lussemburgo, Spagna (Castiglia), Canada, e in altre nazioni (Russia, Bulgaria, Polonia, Cina), ha dato luogo a normative di legge ad essa improntate. I sostenitori di questa posizione:

1) contestano il fatto che l’unico effetto accertato dai CEM, dal quale dipenderebbero gli unici effetti biologici documentati con sicurezza (quelli acuti, a breve termine), sia il riscaldamento dei tessuti;

2) sostengono la plausibilità di altri meccanismi d’azione, in particolare il riarrangiamento spaziale di molecole e ioni nei tessuti esposti anche a livelli molto bassi di CEM , con conseguenti modificazioni funzionali di molecole enzimatiche e di strutture cellulari come la membrana plasmatica, e/o l’interazione (con conseguenti fenomeni di interferenza, risonanza, amplificazione) di specifiche frequenze presenti nelle emissioni EM con specifiche frequenze utilizzate dal nostro organismo per il funzionamento di organi (cervello, cuore, nervi, muscoli, ecc.) e di strutture cellulari (membrana, organuli cellulari, molecole deputate all’informazione genetica) assolutamente essenziali per il benessere dell’organismo umano;

3) documentano effetti biologici, alcuni dei quali sarebbero indicatori di possibili danni alla salute, definiti “non termici” perché indotti da esposizioni a livelli di CEM inferiori a quelli che producono eccessivo riscaldamento;

4) sostengono l’esistenza di effetti a lungo termine, anche di tipo cancerogenetico, supportati da meccanismi “genotossici” (effetti mutageni) o da altri meccanismi (promozione e co-promozione tumorale);

5) su queste basi propongono drastiche riduzioni dei limiti di esposizione, una tutela particolare (mediante limiti particolarmente bassi, definiti “valori di cautela” e “obiettivi di qualità”) per i “soggetti sensibili” (bambini, malati, anziani), misure precauzionali sulla localizzazione degli impianti che emettono CEM, interventi di risanamento sugli impianti già esistenti che superino i limiti di esposizione “cautelativi”.

In pratica, la posizione cautelativa si fonda sull’applicazione, nel settore che riguarda le esposizioni a CEM, del “Principio di Precauzione”, e di altri da esso derivati (ALARA, ALATA), basata sulle seguenti considerazioni:

 

    • la ritenuta pericolosità per la salute delle immissioni elettromagnetiche, perciò oggetto di direttive e risoluzioni europee, nonché di regolamentazione legislativa, statale e regionale;

    • l’esistenza di un complesso dibattito scientifico in continua evoluzione, sulla misura della nocività dei campi elettromagnetici, con particolare riferimento, per quanto attiene all’inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza (che è legato a più recenti tecnologie, al contrario dell’inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza), agli effetti biologici a lungo termine delle radiofrequenze e delle microonde;

    • la necessità, a tutela del primario diritto alla salute, di attenersi ai principi di precauzione e di cautela – richiamati, tra l’altro, da raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Consiglio della Unione Europea (cfr. raccomandazione 12/7/99) – per cui, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure preventive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi;

    • il rilievo per cui anche il rispetto dei limiti di esposizione fissati dalla legge 2001/36 – che in via transitoria sono ancora quelli del DM 381/98 (suscettibili di riduzione nella ricerca degli “obiettivi di qualità”) – non escluderebbe, qualora quei limiti violassero l’incomprimibile diritto alla salute (certamente preminente, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, sul diritto di iniziativa economica), la ovvia considerazione che il diritto eventualmente compromesso, specie in relazione alla possibile entità ed effetti della lesione, non tollera dilazioni nei relativi accertamenti finalizzati alla indispensabile tutela della salute;

  • la possibilità che, anche ove i limiti suddetti risultino rispettati, l’esposizione prolungata, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e degli studi esistenti, incida sul generale stato di benessere e induca il rischio di possibili patologie, anche future.

    Pertanto con la presente relazione ci si propone di contribuire alle considerazioni e alle esigenze sopra esposte eseguendo, nell’ordine:
    1) una preliminare disamina critica delle posizioni conservative;

    2) una revisione dei rapporti scientifici delle principali organizzazioni internazionali e dei contributi presentati ai principali convegni internazionali sui potenziali rischi sanitari e sugli effetti biologici dei CEM, in particolare nel settore delle RF impiegato nella telefonia mobile cellulare (MO: da 400 MHz a più di 2000 MHz);

    3) un aggiornamento sulle più recenti acquisizioni scientifiche relative agli effetti biologici e ai danni sanitari a breve e a lungo termine provocati dalle RF/MO, soprattutto per quanto riguarda i dati ottenuti a livelli di esposizione inferiori a quelli capaci di produrre un significativo rialzo termico (limiti di esposizione) o, addirittura, inferiori ai valori di cautela.
    Ci si propone, in sostanza, di legittimare, sulla base dei dati biologici e sanitari forniti dalla letteratura, il perseguimento di obiettivi di qualità, finalizzati alla minimizzazione dei livelli di CEM, quindi alla riduzione delle esposizioni e dei rischi per la popolazione, così come previsto e definito dalle normative nazionali in vigore.

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